Oceano mare

23

May

di Alessandro Baricco
drammaturgia Giuseppe Ferlito

regia Franco Giorgio

con
Giuseppe Ferlito
Maria Rita Sgarlato

La locanda Almayer è un posto insolito, un edificio che sorge sulla riva del mare, un luogo quasi al di fuori del tempo, dove confluiscono persone provenienti da latitudini lontane, con la segreta speranza di ritrovarsi con sé stessi e con gli altri. I personaggi, profondamente umani, sembrano avere una propria “missione” da svolgere proprio in quel luogo: svegliarsi ogni mattina per fare un ritratto al mare con l’acqua del mare, ad esempio, o studiare dove esso finisce, o espiare la colpa di un adulterio perché la solitudine del mare induce, forse, l’adultero a dimenticare il proprio amante.

Una spiaggia, dai poteri taumaturgici, quasi miracolosa, che infonde coraggio per individuare la propria strada e assecondare i propri desideri. 

“Poi non è che la vita vada come tu te la immagini. Fa la sua strada. E tu la tua. E non sono la stessa strada. Così… io non è che volevo essere felice, questo no. Volevo… salvarmi. Ma ho capito tardi da che parte bisognava andare: dalla parte dei desideri. Uno si aspetta che siano altre cose a salvare la gente: il dovere, l’onestà, essere buoni, essere giusti. No. Sono i desideri che salvano. Sono l’unica cosa vera. Tu stai con loro, e ti salverai. Però troppo tardi l’ho capito. Se le dai tempo, alla vita, lei si rigira in un modo strano, inesorabile…”, scrive Baricco.

Metaforico, poetico ed onirico, Oceano Mare offre molti spunti di riflessione, sul proprio sé e sulla vita in generale, evocando un universo di contrasti, dolcemente oscillando tra il concreto, l’astratto e, a tratti, l’evanescente.