Io, Franca Florio

di Gesualdo Bufalino

02

October
REGIA
Giampaolo Romania
ATTORI
Rosario Minardi,
Giovanni Arezzo,
Anita Indigeno,
Alice Canzonieri
LIVE PAINTING
Giovanni Robustelli
E CON I PICCOLI
Giulia Campo
Salvo Gurrieri
AIUTO REGIA
Sofia Cardello
COSTUMI
Liliana Stimolo

Sinossi

Raccontare con i limiti del mezzo teatrale la storia di un personaggio entrato nelle vicende (e nell’iconografia) di mezza Europa a cavallo tra il sec. XIX e il sec. XX costituisce già, di per sé, un’impresa difficile; farlo poi, basando l’allestimento non su un vero e proprio “testo” ma su un soggetto cinematografico appena abbozzato, rappresenta un cimento in grado di mettere a dura prova chiunque vi si appresti. Il personaggio in questione è la baronessa Francesca Jacona della Motta di San Giuliano, consegnata alla storia come Franca Florio per via delle sue nozze con Ignazio Florio, rampollo dell’omonima dinastia di imprenditori siciliani. Donna Franca non fu solo la saggia e avveduta consorte di uno degli uomini più illuminati e intraprendenti che la storia della Sicilia (e non soltanto) abbia conosciuto, ma divenne parte attiva e ispiratrice nella saga di una famiglia che ha costruito la Palermo moderna, tentando di rendere onore alla sua storia e di farne una capitale europea. Mettere in scena tutto questo, partendo da un soggetto cinematografico – dotato quindi di un linguaggio e di una “grammatica” diversi da quelli teatrali – è un’operazione innovativa e, come si diceva, particolarmente ardua; vieppiù, se si considera che tale soggetto è costituito soltanto da una serie di appunti che hanno sempre atteso il conforto di una sistemazione definitiva mai sopraggiunta. Il manoscritto in questione è stato ritrovato nei cassetti dello scrittore Gesualdo Bufalino e fu commissionato all’autore nel 1993 da Edward R. Pressman, produttore cinematografico americano, per farne un film rivolto al grande pubblico ma il progetto non fu mai realizzato.
La scelta (rectius la sfida) del regista Giampaolo Romania è stata dichiaratamente quella di essere fedele alla “partitura” cinematografica e – sia pur in assenza delle indispensabili possibilità tecniche di ripresa e di montaggio – portare in scena quello che, a tutti gli effetti, appare come un materiale grezzo in attesa di rifinitura. Una sfida decisamente coraggiosa. E appassionante.